Guido Cicero – Un ponte ineffabile fra materia ed emozione

La pittura di Guido Cicero è manifestazione sincera, sinestetica e cromaticamente spazialista del suo sentire, proteso ad una rappresentazione realistica quanto alla scomposizione di questa stessa in costituenti elementari formati dal segno e dal colore. Emergono direttrici che creano punti di fuga e improvvise attrazioni prospettiche: ci troviamo risucchiati all’interno del dipinto, coinvolti dalla forza dei contrasti timbrici e degli accordi tonali che l’artista, da abile colorista, sa disporre, contrapporre e bilanciare, per ottenere effetti d’ombra o di luminosità e per far risaltare i soggetti.
I dipinti possiedono quella caratteristica di vibratilità e in taluni casi concitato dinamismo, che si espande dalla figurazione agli sfondi di carattere astratto o informale, producendo richiami, contrappunti, ritmo e vivace armonia, come in una partitura, riprendendo gli assunti sulla musicalità del colore teorizzati da Vasilij Kandinskij ad inizio ‘900.
Alla purezza della forma ci riporta un'altra grande fonte d’ispirazione, ovvero il pittore e teorico olandese Piet Mondrian, che sempre ad inizio Novecento condusse l’astrazione geometrica ad esiti di grande raffinatezza e minimalismo: per Guido Cicero non possiamo però parlare di estetica totalmente minimalista, in quanto il suo universo poetico è ravvivato da una ricchezza espressiva e da un movimento frenetico che richiama una tumultuosa orchestra jazz, un passionale tango o un energico reggae, trascinando l’attenzione e i sensi in una sinergia di impressioni, sensazioni ed emozioni che ci attirano all’interno dell’opera, esortandoci a sostarvi.
Il talento fotografico e quello musicale fanno sì che lo sguardo del pittore riesca a sintetizzare ed inquadrare in maniera precisa e schematica i sentimenti, le situazioni, gli ambienti più comuni alla natura umana, dimensioni in cui le figure si trovano immerse assurgendo a tipi universalizzanti, fisionomie in cui racchiudere ed esemplificare concetti, simulacri dai tratti indefiniti, accomunabili a chiunque di noto ci è accanto.
L’artista trae un vitalistico e rutilante spunto dai paesaggi della sua terra, e altresì da quelli metropolitani, che in alcune raffigurazioni acquistano pressoché completamente l’aspetto di astratti, composizioni di carattere informale dove l’espressionismo delle colature, gocciolature, spruzzi, ma anche raschiature ed impressioni con andamento circolare, spiraliforme, geometrico, denotano la volontà di creare profondità, di abbattere la bidimensionalità del quadro per suggerire la terza dimensione, riprodurre, come in un fotogramma, un frammento del vissuto.
Esiste un parallelismo possibile fra le fattezze dell’umano e del contemporaneo e le figure geometriche piane e solide, come testimoniato dalle ricerche e dagli esiti facenti capo alle Avanguardie del secolo scorso, ma Guido Cicero possiede la capacità di accomunare le due opposte tendenze creando un ineffabile ponte fra il sentito e il provato: quanto sperimentato attraverso i sensi e quanto la nostra mente e la nostra psiche conservano, semplificazione caleidoscopica in scintillanti frammenti.
Negli scenari marini come in quelli urbani osserviamo un affastellarsi di elementi, che siano moduli ripetuti a significare edifici e grattacieli, oppure il raggrumarsi pastoso della materia che delinea e insieme disfa i contorni dei promontori, delle scogliere e delle spiagge che si uniscono al mare e all’orizzonte, generando sovrapposizioni e sfilacciamenti, segni che suturano e collegano inscindibilmente le diverse zone.
Chiave di lettura di queste pitture è la capacità di cogliere il nesso, la fusione sottile fra percezioni e passioni che esse operano, stimolando il fruitore a porsi interrogativi in merito alle radici delle esperienze, a quelle che sono le facoltà e le necessità più comuni della vita, che coniugano insieme tutti gli esseri umani, e questi al loro ambiente vitale: è una poetica degli affetti, intrisa di una luce diffusa che deriva dalle scelte coloristiche e genera un’atmosfera intimistica favorita dal calore della terra stessa che le origina.
                                                                                                                                                                                                  12.06.2019 Maria Palladino



Testo critico Giada Tarantino

 

Le arterie del colore sono vie per il mondo, nelle Opere deiscenti di Guido Cicero: per rivoli cangianti e rarefazioni tonali, fra imago, vita e coscienza, c’è un cuore commosso che dilaga, un orizzonte che non è mai perduto. Maestro e Musicista, Cicero conferisce alla consueta materia metamerica il flusso recondito del nostro vissuto, un palpito a dilagare, la morfologia cangiante della vastità: irriducibili alla mimesi s’aprono sensorialità, e miraggio, strade assolate d’azzurro che il dripping solca sulla tela – foci immemori d’un viaggio senza fine -, al di sopra dell’infusa e vibrante trasparenza tonale, che appare a sommergere le immani cattedrali del colore; verde smeraldo, vermiglio, cobalto a trasfigurare, in blocchi ulti cromatici dai confini appena palesati, come edificazione ieratica di un eden che dev’essere custodito perché mai perisca, e che s’innalza come onda immane a schermare il buio greve della notte. Promesse d’Artefice, e luoghi ove coagulano memoria e linfa vitale, tali Opere ne riportano il canto, la gioia e la tenerezza, la sostanza, e sono pregne di tutte le parole lievi e semplici che io non ho mai conosciuto; Guido Cicero per mezzo di esse racconta quanto è vasta una promessa quando ha un volto muliebre, quando è madre circonfusa di gialli ocra e di rose, quando è bianco cielo mattutino, e se è compendio di un tempo che in noi non deve passare. E nel rammentare che l’Arte proteggerà l’istante dai giorni, l’alba dai confini di ogni tela, l’ideale da ogni contingenza, l’amore da se stesso; a costo d’agognare la superficie, purché essa sia il lembo della più profonda verità in cui scorra la vita.

   

Giada Eva Elisa Tarantino (critico d’arte)


 


Testo critico in riferimento alla ricerca artistica di Guido Cicero.
L’immaginario pittorico di Guido Cicero indaga l’umano nella sua essenza più profonda considerando il conscio e l’inconscio dell’individuo in un continuo divenire tra percezionee sentimento puro che definiscono una dialettica di scambio, risolta nel dialogo che ilcolore impone alla tela. Uno scambio profondo, attento, delineato dalla consapevolezza, sia spirituale che tecnica, con cui l’artista sceglie di impiegare il colore.
L’insieme di queste scelte consapevoli portano a un dinamismo emotivo che all’interno delle sue opere favorisce a renderle magnetiche agli occhi dell’osservatore. Quest’ultimo è invitato a fermarsi di fronte all’opera e indagarla attraverso la propria soggettività. Le esperienze personali, quindi, si fondono con l’immagine sensoriale che colora la tela raggiungendo un rapporto di riflessione intima. Questo è il processo che Guido Cicero mette in atto con la sua pittura. Il colore, la
pennellata, il gesto convergono in un unico insieme che funge da catalizzatore per innescare un coinvolgimento nell’osservatore. Ecco quindi che i quadri si trasformano in grandi varchi che tendono verso una dimensione di coscienza elevata e mistica fatta di cromie calde e fredde, le quali si avviluppano tra loro in una gamma percettiva complessa accompagnandoci tra l’emozione e il sentimento in un viaggio sensoriale. La pittura si fa linguaggio, instaura una comunicazione attraverso visioni e immagini che agiscono sulla nostra persona scalfendo, pian piano, la superficie della barriera intima per poi abbatterla e arrivare chiaramente alla nostra percezione più pura e isolata. Una dimensione positiva e creatrice in cui non esistono confini o impossibilità, ma idee e occasioni. Spazi immaginifici e paesaggi sensoriali immersivi per la totalità dell’individuo coinvolgendolo e coniugandolo tra soggettivo e oggettivo.                                                                                                                                                             

                                                                                                                                                            a cura di Giorgio Grasso storico e critico d’arte
 

Testo critico in riferimento alla ricerca artistica di G. Cicero
a cura di Giorgio Grasso

Guido Cicero è l’artista che tramuta il colore in emozione. La sua tavolozza si compone" di sentimenti nei quali intinge il pennello ancora e ancora tenendo lo sguardo ritto verso la tela bianca."
La sua attenzione si rivolge a tutto a ciò che lo circonda: persone, paesaggi, profumi…"tutto viene catturato e rappresentato sulla superficie piana del supporto annullandone questo" limite per aprire un varco che permette all’osservatore di oltrepassare la semplice osservazione per andare oltre verso la percezione dell’opera. Guido Cicero ci permette, quindi, di esperire le proprie opere riservandoci un privilegio che solo pochi artisti riescono a definire, grazie anche alla dinamicità della tecnica usata che vede il pittore compiere gesti energici quali: spatolate, sgocciolature e veloci spruzzi di colore. Tutto nei suoi lavori ci parla della personalità dell’artista stesso, della sua forza esistenziale e delle sue debolezze tanto che quasi proviamo empatia verso queste opere, tese in un mutamento sempre più umano.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Giorgio Grasso (storico e critico d’arte) Milano 

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 Alchimia cromatica

Un'alchimia cromatica di grande pregio che   caratterizzano le sue opere : il pittore sceglie di volta in volta l'espressione figurativa o informale e astratta seguendo l'istinto e gli impulsi del suo animo. «Artista di grande fantasia,  dipinge situazioni e stati d'animo con fare poetico e verve romantica. La segnica di buona fattura rivela inoltre un grande talento e una creatività che vivifica la narrazione pittorica».                                                                                                                                                                            

Philippe Daverio ( storico e critico d'arte )

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Valore artistico nel panaroma artistico internazionale

Limpegno profuso da Guido Cicero con la sua capacità di andare oltre i canoni del comune pensare, hanno contribuito a creare nuove esperienze creative e a catalizzare un cambiamento positivo in Europa e nel mondo.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               

Paolo Levi ( storico e critico d'arte) 

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L’ESPLOSIONE CROMATICA DI GUIDO CICERO

Ogni persona ha un suo proprio colore, una tonalità la cui luce trapela appena appena lungo i contorni del corpo. Una specie di alone. Come nelle figure viste in controluce.  (Haruki Murakami)

Leggendo questa frase del famoso scrittore giapponese ho avuto un’illuminazione su come poter definire al meglio la scelta pittorica e poetica dell’artista modicano Guido Cicero. È la positività, a mio avviso, la chiave di lettura della sua ricerca, improntata su una ricerca cromatica che lega emozioni ed anima. Desidera che i suoi colori si trasformino in percezioni, il senso più immediato che l’uomo possiede, al fine di stabilire un contatto. Il disegno diventa un elemento conseguente al magma cromatico che investe la tela; riesce ad annullare la bidimensionalità creando una profondità emozionale che sembra sfondare la tela e aprirsi verso un orizzonte ignoto.

Assistiamo al colore che si presenta in diverse modalità: spatola, gocciolature, spruzzi, tocchi svirgolati che rimandano, in modo più o meno deciso al dripping americano, all’impressionismo luminoso dei francesi o all’enigmatico mondo di un certo Egon Schiele. Il cromatismo enigmatico ed i volti spigolosi ed austeri che emergono dalla superficie delle tele del maestro austriaco sono di sicuro richiamo per Guido Cicero che, lavorando sulle proprie emozioni trasforma il colorismo severo di Schiele in un’esplosione di luce, mentre i volti ed i corpi che emergono sono come un occhio indagatore che esplora il mondo circostante. Cicero, infatti esplora ed osserva con attenzione la realtà che lo circonda e i diversi soggetti delle sue tele sono una dimostrazione tangibile della sua capacità di leggere ciò che è all’esterno intrepretandolo, chiaramente, attraverso i suoi filtri emotivi.

I colori si incontrano e si scontrano, si addensano o si ramificano, si diradano ed invadono la superficie, mettendo in atto un gioco di supremazia dello spazio che raggiunge il suo apice con un vortice cromatico che “risucchia” l’attenzione dello spettatore. Cicero accosta i colori come se fossero note su un pentagramma, i colori “danzano” come se emettessero una melodia silenziosa guidati dalla mano dell’artista. Ogni dipinto racconta qualcosa, come le città nelle quali domina il dinamismo e i colori sfrecciano come dei vettori rinchiudendo la città nella sua caratteristica principale: la velocità.

Quello che, però sembra una gestualità intima, in realtà è anche un procedimento ragionato. Questo aspetto non deve essere sottovalutato ma deve essere ricordato per capire in modo più approfondito le scelte dell’artista modicano. È attento all’universo femminile, allo sviluppo delle città e a ciò che rappresentano, racconta l’emozione di uno scorcio, l’intensità di uno sguardo, la nostalgia di un tramonto, o la bellezza della natura nelle sue innumerevoli declinazioni. I colori, alla luce di questo, diventano uno scenario, una immensa e brillante scenografia nel quale Cicero colloca il palcoscenico del suo mondo.                                                                                                                                                                                       

Gioia Cativa- storico e critico d’arte

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Dentro il colore e la pittura di Guido Cicero

c’è, fragile e incisiva, la intensità della musica, quella di ieri, quella di oggi, quella che intrappola in fondo la nostra anima e accarezza i nostri sentimenti. Si leggono così le tele, tra impressionismo ed astrattismo,  che alimentano la tavolozza cromatica di questo artista modicano che in bilico costante tra l’ansia del recupero della figura umana e la sintesi trascinante della macchia che ingloba e rapisce, in fondo dà voce ad un personale intatto sincero percorso esistenziale.

Quando poi sull’onda del commento musicale e del pentagramma cento volte ritrovato, i personaggi della pittura  di Cicero che vivono intense storie di amore, intaccate però dolorosamente  dalla solitudine,  cercano lo spazio intorno a loro, allora il colore si fa paesaggio, si fa geometria slavata e slabbrata delle nostre città, si affolla di strade e di edifici, sfregia quasi i muri della nostra incomunicabilità, forse sceglie il silenzio.  Ecco perché una facciata di una chiesa (e in fondo serve a poco collocarla lungo gli spazi a degradare delle scale di Modica o in un altro qualunque contesto  urbano fuori dal tempo) diventa sintesi dell’esistenza: principio e fine di un percorso che è dell’artista, che è della musica, che è di ognuno di noi, inconsapevoli spettatori.                                                                                                                                                                                         

Carmelo Arezzo (critico d'arte)

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In generale il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull’anima. Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima il pianoforte dalle molte corde. L’artista è una mano che toccando questo o quel tasto mette l’anima in vibrazione”, scriveva Kandiskij. Infatti egli desiderava ardentemente che i suoi dipinti, oltre a essere osservati, venissero percepiti.

La percezione visiva è il senso più utilizzato dall’uomo, soprattutto nel mondo contemporaneo che è costantemente circondato da immagini di qualsiasi natura.
I colori sono un aspetto della percezione visiva e vengono captati dall’occhio umano in modo totalmente soggettivo a causa dell’influenza che conferisce la luce.

E’ questa la cifra stilistica di Guido Cicero, uno spazio coloristico variegato, pittore modicano che nella sua lunga carriera artistica ha attraversato diverse correnti del Novecento.

Nelle sue tele utilizza forti contrasti di colore narrati con una materia densa, corposa, che non solo riempie la tela ma vi emerge, si sporge in opere spesso di grandi dimensioni che trascinano lo spettatore in molteplici sensazioni, con un gioco di invadenza dello spazio attraverso il colore, a tal punto da riuscire a colpire lo spettatore, suscitando in lui una particolare emozione.

In questa mostra Guido Cicero espone i suoi fiori realizzati con l’utilizzo dei colori vivi, arancio, rosso, viola, sottolinea con forza il gioco di lieve spessore, rimarcato dall’esposizione pendula che permette alle opere di ruotare.

I suoi paesaggi urbani, le sue marine si tingono di rosso di viola; il colore diventaforza e tensione, uno spartito cromatico declamato in versi da una tavolozza che serve a celebrare la sua ricerca estetica, i colori dipingono la vita, esaltandone potere e splendore, attraverso temi a lui assai cari, e accompagnandola con la melodia ritmica che solo la musica può rappresentarci.

Per celebrarne la potenza, la bellezza, in forma visiva, Guido Cicero
fa si che il colore diventi l’elemento fondamentale della suacreatività.

Se è vero che nella pittura è sempre stato il colore a dominare, nelle opere di questo geniale artista,il colore non serve più a rappresentare una realtà oggettiva, il colore non è più un mezzo, uno strumento, lo fa vivere come realtà autonoma, diviene indice di una pittura che nasce dall’emozione, suggerisce suggestioni che nascono dall’accostamento e avvicendamento di differenti intensità crocromatiche                                                                                                                                                                                         

Salvatore Parlagreco ( Critico d'arte )

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L’artista Siciliano

Guido Cicero non è solo pittore , ma anche musicista e fotografo, attività che l’hanno portato in giro per il mondo. La passione per l’arte ha radici nell’infanzia di Cicero, ed è proprio attraverso l’arte che la sua passione diventa qualcosa di più e la curiosità si traduce nella spinta generatrice dell’atto maieutico, la ricerca di qualcosa da svelare. Modica la sua città natia diviene soggetto del suo sguardo, latrice di suggestivi scorci, visioni emozionali ed evocative che si stagliano anche sulla tela, in traduzione pittorica, secondo uno stile che va dal post impressionismo all’astratto e persino al drippingpollockiano. Chi osserva le sue opere, sembra sostare accanto al pittore, in un punto decisamente privilegiato che è fatto della summadi emozioni, ricordi e sensazioni, di filiazione proustiana, e dietro ad ogni pennellata, che sfaccetta l’opera non cercando un realismo mimetico, pare celarsi qualcosa, quel quid che deve essere ancor svelato, quelle “ immagini nascoste”                                                                                                                                               

Azzurra Immediato (Critica e Storica dell'Arte) Bologna

 

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Finestra sulla pittura di Guido Cicero

Scrive Alfredo Schettini: “Perché la vita nell’arte è nell’istinto; per crearlo non occorrono canoni o codici: basta l’amore alla vita e la comunicazione intima delle cose”. Guido Cicero è un artista dall’ingegno multiforme con una infinita capacità poliedrica e versatile. Dopo l’approccio giovanile alla pittura e ancora alla fotografia, che lo ha visto protagonista nell’ultimo decennio di questo secolo di interessanti mostre fotografiche, è rifiorita la passione giovanile di dipingere. I primi approcci con la pittura sono stati accostamenti al paesaggio ibleo, che ha subito abbandonato per crearsi uno stile tutto suo con riferimenti all’arte post-moderna: una pittura, la sua, che indica il periodo artistico contemporaneo, che ha raggiunto il suo termine con la scomparsa dei paesaggi racconti, sostituendoli con l’amore per il colore e la ricerca del lato sensibile dell’arte: un atteggiamento di riflessione nei confronti del concetto di evoluzione e progresso continuo. Egli, nei suoi dipinti, dimostra un orientamento gestuale, che si caratterizza sia per il rilievo dato alla componente emotiva motoria di dipingere che attraverso pennellate/spatolate pervase di energie, sgocciolature e spruzzi di colore. Egli trasmette nelle sue opere l’ansia dell’artista di esistere e di esprimere il lato più spontaneo e istintivo della sua personalità; Infatti affronta il dipinto non sulla base di un progetto, ma facendosi parte e lasciandosi trasportare dal formarsi del dipinto sulla tela. Altri fenomeni innovativi di assoluta libertà espressiva si riflettono nella pittura di Guido Cicero. Essi sono la presenza lineare e accennata di figure umane, che non si rifanno alla tendenza realistica, dove gli elementi figurativi venivano abbelliti o nobilitati. Egli rielabora le forme e le proporzioni delle figure umane per produrle in opere riconducibili alla tendenza idealizzante, così l’iconografia della donna acquista una rinnovata identità sociale, sessuale e poetica. Alla luce di quanto detto, la pittura di Guido Cicero è una realtà del tempo contemporaneo, che ha propensione a riallacciarsi alle origini, ma che è proiettata verso una dimensione dispositiva moderna.                                                                                                                                                                                          

Pippo Puma (scrittore-poeta)Milano 

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ENTITA' SPIRITUALI- Quest'opera così delicata e filosoficamente reale, è sorretta da capricciose e avvolgenti pennellate, delicate e sfumate, dove traspare una cromatica riposante ed accattivante.
Grazie alla fantasia e varietà del rosso acceso, che gioca con un delicato azzurro, quasi a voler creare un vero e proprio combattimento spirituale con lo scopo, di evidenziare la sua apparente forza maligna.
Questo dipinto, pur sembrando un pensiero inquietante, per la sua forte espressione interpretativa, pone l'attenzione un forte richiamo spirituale che si innalza verso l'azzurro risposante del cielo, dove regna la luce ed il pensiero di Dio; quindi l'assoluta salvezza definitiva dal baratro più profondo degli abissi infernali. Pertanto si delinea una forza combattiva di un essere puro e gentile che sa ribellarsi alle lusinghe e tentazioni del maligno, fino a raggiungere l'estasi più sublime del suo status umano. Questo dipinto, creato da una forte forza creativa, impregnata di spiritualità, contiene un valore inestimabile di potenza artistica, eleganza e di riposante cromatica che apre l'anima di chi ha la fortuna di contemplare l'opera stessa. Complimenti oltre ad essere un grande e raffinato artista, hai una forte capacità psicologica.                                                                                                                 

Stefano Di Marino (Rettore Accademia Città di Roma e critico d'arte) 

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Connubio Musica - Pittura

… apprezzato come musicista, soprattutto per la passione, anche qui, di una ricerca non banale o qualunquistica, ma sempre finalizzata alla maturazione del “fare musica”. La musica ne diviene invece la musa ispiratrice. Le sollecitazioni ad essa dovute fanno dell’artista il mezzo espressivo per aggredire e scatenare sulla tela e contro la tela i fondamenti della sua costruzione cromatica, sempre con una piacevole violenza d’impatto che davvero lascia senza fiato. E ci costringe a prendere atto che, nella sua continua ricerca espressiva, Guido Cicero è arrivato a trovare una sua personale strada verso l’astrattismo, liberando – come ha detto qualcuno – la sua vena pittorica da un figurativismo che, forse, non rispondeva più alle sue esigenze ed alle sue aspirazioni. Basta guardare delle sue opere, che fanno espresso riferimento alla corrente della Pittura in azione – l’Action Painting, appunto – in cui pittura e musica trovano un punto d’incontro per trasportare l’osservatore in una realtà parallela fatta di emozioni e di interiorità spesso indefinibili, sospese tra impressionismo e realismo, tra post-impressionismo e l’impressione stessa che, della natura, ricostruisce l’occhio dell’artista – certamente, l’occhio dell’anima! – che traghetta l’arte verso un espressionismo che apre la strada all’astratto.                                                                                                                                                                                                                

Giorgio Sparacino(attore)


 

Artista d'inquieto e versatile talento

Guido Cicero, muove dalla fotografia alla pittura con risultati che portano l’impronta di un passato d’immagini accompagnato dall’incessante ricerca di nuovi moduli espressivi sempre più originali e personalizzati.Già alcuni anni addietro, in un periodo che oggi possiamo definire di mera transizione,aveva tentato, con esiti alquanto lusinghieri esuggestivi, una sintesi materica con le tecniche miste di fotografia e pittura, risolte all’interno di una visioneunivocamente figurativa e paesaggistica.In quella esperienza estetica trova le sue radici l’attuale fase del suo percorsopittorico, innovativae dissacrante convergenza di astrattismo e figurativismo, avanguardia e tradizione,rigore formale e libertà,dove la percezionedel volto umano o degli ambientiè mediata da vibrazioni cromatiche,da concerti di colori alla Kandinskij, scolasticamente riconducibili all’astrattismo ma originateda unaforza espressiva traboccante,da un’urgenza di linguaggioil più possibile fedele al sentire profondo dell’artista.L’impressione che l’interlocutore ne ricavaè quella di assistere alla plastica rappresentazione dell’emergere della forma dal magma,dell’ordine dal disordine,del pensiero dalla pulsione, spostando il fulcro dell’opera dalla staticità della figuraalla dinamicità del processo che la crea, o, perché no,che la distrugge, nel cerchio dell’eterno divenire delle umane cose.                                                                                                                                                                    

Diego Guadagnino (scrittore- poeta)Agrigento

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